Un giro d’affari di 1,8 miliardi di euro. Tanto è il ‘fatturato’ delle attività abusive del commercio su areepubbliche, uno tra i comparti del commercio più colpiti in assoluto dal fenomeno. La cui crescita non danneggia solo le imprese, ma ha pesanti ricadute anche sul versante del fisco: se il fenomeno fosse azzerato, si recupererebbero 770 milioni di euro di mancato gettito fiscale e contributivo ogni anno.

L’esercito di venditori irregolari attivi in Italia rischia di mettere in ginocchio il commercio ambulante, che da solo rappresenta il 15 per cento delle attività commerciali. Migliaia di venditori fuori dalle regole, presumibilmente gestiti e sfruttati in gran parte dalla criminalità organizzata, che erodono in misura continua e crescente il fatturato delle imprese legali del commercio ambulante. Largamente tollerati dai consumatori, che credono – ingannandosi – di fare affari comprando merce contraffatta o di dubbia provenienza. Gli abusivi, tra l’indifferenza generale, rendono quotidianamente evidente come l’irregolarità sia di fatto una “consuetudine”. E mentre gli illegali prolificano, cresce il numero delle imprese, ambulanti o tradizionali, che chiudono i battenti.

L’assedio ai mercati: 15 abusivi ogni 100 regolari

I mercati d’Italia, da quelli cittadini a quelli di quartiere, sono ormai assediati dagli operatori abusivi, che si posizionano in prossimità delle strutture commerciali per cercare di intercettare il flusso di clienti. Gli spazi in prossimità dei mercati italiani rappresentano ormai un luogo di elezione per lo svolgimento di attività abusive nel commercio ambulante. La quota di operatori fuori legge che operano abitualmente in questo modo è ormai molto elevata: in media, secondo le stime elaborate sulla base dei dati dell’indagine Confesercenti REF, si contano 15 abusivi ogni 100 regolari. E in alcune realtà, soprattutto al sud, si arriva a superare il 30% del totale degli operatori.

Le 10 regioni più colpite

Lombardia 8.730 2.182
Veneto 3.589 718
Lazio 8.566 2.560
Liguria 1.443 289
Puglia 4.179 940
Emilia Romagna 4.671 934
Toscana 5.300 1.060
Veneto 3.589 71

Le nostre proposte contro l’abusivismo

  • TRASPARENZA: APRIRE GLI OPENDATA
    Innanzitutto, sul fronte della trasparenza è giunto il momento che l’open data non sia solo una espressione alla moda ma diventi il “verbo” delle strutture di rilevanza pubblica che detengono informazioni che hanno valore evidente per comprendere le dinamiche del nostro Paese. Di conseguenza, la nostra proposta è che le banche dati di Unioncamere, Agenzia delle entrate e INPS, vengano messe in linea per evitare che iscrizioni “strumentali” facciano lievitare un numero di imprese che di fatto è inesistente.
  • RIFORMARE IL REGISTRO DELLE IMPRESE
    Attualmente ci sono più di 190mila imprese del commercio ambulante registrate presso il database delle Camere di Commercio italiano. Ma è un numero su cui gravano pesantissime incertezze: il sistema camerale, infatti, registra le imprese all’atto di iscrizione, ma non è previsto alcun controllo per verificare che le stesse siano imprese reali e attive. Solo ogni cinque anni, di prassi, il registro viene ripulito dalle scorie, con la chiusura d’ufficio delle inattive. L’incertezza che questo provoca deve essere risolta: proponiamo che ogni anno il registro delle imprese sia verificato, cancellando le imprese e le partite iva inattive.
  • UNA NUOVA POLITICA DI CONTROLLI
    I due correttivi indicati si collegano verso l’ultima inevitabile proposta. Non è più rinviabile una seria politica di controlli sull’abusivismo commerciale. Va fatta sempre, a maggior ragione disponendo di informazioni corrette ed affidabili: questa battaglia contro l’illegalità va condotta e vinta. Ovviamente senza che ciò si traduca nell’ottusa “caccia alle streghe” di cui più volte leggiamo sui giornali nel periodo delle vacanze, quanto piuttosto in un’attività che punisca i ‘furbi’ ma tenga anche conto di quanti cercano in tutti i modi di operare regolarmente e che possono incorrere in errori derivanti dalla complessa e farraginosa disciplina normativa.
  • UN PROBLEMA CULTURALE
    Comprare merce contraffatta o merce da venditori abusivi non aiuta nessuno. La cultura del rispetto delle regole non appartiene a molti di noi. Occorre investire per sensibilizzare l’opinione pubblica sui danni provocati dalle pratiche abusive, in primo luogo alle imprese oneste, ma anche ai consumatori e alla nostra economia.