L’anno migliore da quando è iniziata la crisi. Seppur di poco, questo emerge dalla tradizionale indagine sui consumi natalizi realizzata da Confesercenti Venezia e che rileva, a qualche settimana prima del Natale, le tendenze e gli umori dei cittadini-consumatori.

Il dato più eclatante è che il clima di fiducia è in leggera crescita e che, quindi, si sia più propensi a spendere per i regali di Natale e le feste di fine anno in genere.

“Il dato che riscontriamo dal sondaggio – spiega Michele Lacchin dell’Ufficio Studi Confesercenti – è contraddittorio: da un lato è ancora ampia la fetta di persone che faticano a far quadrare i conti, dall’altro però, chi ha disponibilità economica e gli altri anni spendeva poco, ha ricominciato a spendere. Rimane però, come dato importante, la preoccupazione per il lavoro con l’aggiunta della paura per gli eventi drammatici del terrorismo.”

Clima di fiducia 

Si fa presto a dire che la crisi è finita e che il clima di fiducia degli italiani è ritornato a livelli accettabili. Come sempre, la verità sta nel mezzo.L’immagine ricorrente è quella di un Italia sempre più a due velocità e non solo tra Nord e Sud. Da un lato le fasce di popolazione con un reddito medio-alto e alto che trainano la live ripresa dei consumi, dall’altro le famiglie con un basso reddito e i giovani, per i quali la crisi economica è ancora una realtà. Il rischio di un brusco risveglio è in ogni caso sempre dietro l’angolo. Per questo gli italiani hanno imparato a ridurre gli sprechi e a fare la spesa in modo consapevole e più razionale anche a Natale.

Una situazione che appare anche dal sondaggio, con un campione diviso tra “difficoltà” e “speranza” e in cui., pur se le preoccupazioni maggiori riguardano la minaccia terroristica e la sicurezza (50,5%), permane ancora forte l’attenzione ai problemi del lavoro e dell’economia (32,2%).

Dove spenderanno i soldi i cittadini – consumatori?

La tredicesima (per l’85% del campione che la riceve) serve e va spesa. Guai se non ci fosse infatti per quel 32% che la dedica quasi interamente al pagamento di bollette, debiti e mutui. Un altro 11,5 % la impiega in modo diverso e il 10,3% l’accantona per il futuro o per far fronte a possibili imprevisti. Solo il 28,8% dedica in prevalenza il supplemento di mensilità ai regali. La spesa media per regali è tra i 100 e i 200 euro procapite. Il 48% del campione prevede di spendere tra i 100 e i 300 euro. Per il 57,5% si tratta di una cifra più o meno uguale a quella impiegata lo scorso anno.

In realtà – se escludiamo il solito 32,2% che stringe ancora la cinghia – si nota un lievissimo aumento nelle intenzioni di  spesa La percentuale di coloro che hanno dichiarato di essere intenzionati a spendere nel 2015 una cifra superiore rispetto a quella dell’anno precedente è infatti risultata pari al 5,75%. Una percentuale ancora bassa: una percentuale ancora bassa, ma con un incremento assai significativo.

In testa alla classifica degli acquisti: giocattoli, alimentari e abbigliamento (prevalentemente accessori). Si risparmia un po’ su tutto e anche (un po’ in controtendenza con i dati nazionali) sulla tavola (20,7%). L’esperienza maturata e gli equilibri sperimentati negli ultimi anni non sono stati dunque accantonati, anzi sono entrati stabilmente nel patrimonio dei comportamenti di consumo dei responsabili della spesa. La prudenza, le rinunce e la razionalizzazione che avevano accompagnato i lunghi anni di crisi, grazie ad un cauto maggiore ottimismo, lasciano il passo ad un approccio meno pessimistico, ma pur sempre attento agli sprechi e a non cadere nel superfluo.

La Metodologia dell’indagine

 L’indagine è stata svolta tra il 9 e il 13 dicembre a Mestre ed è stata condotta con questionario somministrato da ns. personale (face to face) con metodologia PAPI. Ha riguardato un campione casuale semplice (senza ripetizione) di 261 persone maggiorenni (il 37,9% uomini, il 62,1 % donne).