“Com’è uso fare con frequenza in molti settori, anche in quello del commercio ambulante il Governo ha creato caos e adesso tocca a noi rimediare, in pieno accordo con le associazioni di categoria degli operatori di un settore dove sono state create difficoltà di cui non c’era bisogno. Con Confesercenti Anva e Confcommercio-Fiva conduciamo una battaglia comune”.

Con queste parole, l’Assessore all’Economia del Veneto Roberto Marcato interviene, definendo “improvvida” la proroga a fine 2018 per le concessioni per il commercio su area pubblica, decisa dal Governo con il c.d. “decreto legge milleproroghe”  e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2016, in assenza del dovuto confronto con le Regioni.

La successione degli avvenimenti, che vanno dall’inizio di novembre 2016 fino alla fine dell’anno ha creato infatti, sia all’interno della categoria degli ambulanti, che degli Enti Locali che già avevano iniziato le procedure di selezione, un palese sconcerto ed aumentato in modo esponenziale il grave stato di incertezza operativa nel quale versa il settore innescando un processo di destabilizzazione e un vero e proprio caos procedurale.

La risposta della Regione Veneto, in accordo con le Organizzazioni imprenditoriali, e condivisa dalle altre Regioni, si è tradotta in un emendamento al testo del decreto governativo, che ieri è stato approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e trasmesso all’Unificata.

“La nostra norma – fa notare Marcato – da un lato garantirà il rispetto dei criteri di selezione degli operatori, così come stabiliti dall’Intesa Stato-Regioni del luglio 2012 rendendo coerente la sua applicazione su tutto il territorio nazionale, dall’altro consentirà ai Comuni di continuare le procedure già avviate per il rilascio delle concessioni, imponendo il termine ultimo per il rilascio al 31 dicembre 2018 e salvaguardando nel frattempo l’attività degli operatori uscenti”.

Anva e Fiva ribadiscono infatti che, allo stato attuale, e prima che sia concluso l’iter di attuazione dell’Intesa, ogni altro intervento normativo sarebbe estremamente deleterio, in relazione a quella che è l’attuale situazione del settore e tenuto conto della necessità di mettere un punto fermo al permanente stato di incertezza