“Tanto per chiarire, non siamo preoccupati per le attività ricettive esistenti perché la domanda turistica è in aumento e non c’è dubbio che le mutate esigenze dei turisti richiedano prodotti e servizi, anche ricettivi, di tipo nuovo. La forte richiesta di spazi per la localizzazione di nuove strutture alberghiere sia in terraferma che in centro storico è la plastica dimostrazione di questo tendenza. Nessun problema di concorrenza quindi”.

Argomenta così Maurizio Franceschi, Direttore Confesercenti Venezia, la posizione dell’Associazione in merito alla realizzazione di nuove strutture alberghiere in terraferma, dichiarando che la questione è un’altra.

“Il problema, se si vuole paradossale, è proprio la quasi certezza che i posti letto di tutti questi nuovi alberghi verranno riempiti. Ed è qui la contraddizione: se si riconosce che il numero di turisti ha superato la capacità di carico della città antica e si studiano modi per gestire, regolare e diminuire il flusso degli arrivi turistici a Venezia, perchè, parallelamente, non vi è alcuna strategia per gestire, regolare e limitare l’offerta ricettiva del territorio?”.

Confesercenti Venezia infatti, non si stupisce che il turismo sia diventato, se non l’unica, una delle principali risorse per la riqualificazione urbana delle aree dismesse della terraferma.

“Conosciamo il fenomeno e gli effetti, il più delle volte deleteri della monocultura e monoeconomia turistica: la marea crescente di turisti è una risorsa, ma anche un’emergenza che si può superare solo se la politica si assumerà la responsabilità di gestire fenomeni che il mercato, da solo, è chiaramente incapace di autoregolare” prosegue Franceschi.

Unica soluzione una visione metropolitana 

In risposta a quanti sostengono che se Mestre rinuncerà a sfruttare fino in fondo le opportunità che derivano dall’economia turistica, lo farà qualcun altro, Confesercenti Venezia risponde che anche in questo caso è la politica ad aver posto ostacoli all’avvio dei necessari processi di pianificazione territoriale di area vasta favorendo invece la competizione tra Comuni. Non dovrebbe essere possibile che, come accaduto in passato per la grande distribuzione commerciale, alcune Amministrazione locali possano sfruttare tutti i benefici economici scaricando su altri i costi sociali e gli impatti ambientali. La scala metropolitana, nonostante sia da tempo già inadeguata, è l’unica possibile per affrontare questi fenomeni.