“I voucher erano l’unico strumento di flessibilità sostenibile per le piccole e medie imprese, soprattutto quelle legate al lavoro stagionale. Oggi sia la strada dei contratti a tempo determinato oppure quelli “a chiamata” risultano essere troppo laboriosi nella loro applicazione e anche costosi per le imprese. A questo punto, non ci sarà da stupirsi se si tornerà a forme di lavoro sommerso”.

E’ chiara la dichiarazione di Maurizio Franceschi, Direttore Confesercenti Venezia, che esprime la propria contrarietà, e quella di Confesercenti, in merito all’abrogazione dei voucher non piaciuta al mondo delle imprese. Dai dati Confesercenti Nazionale, infatti l’abrograzione non piace innanzitutto per motivi pratici: il 16% dichiara che danneggerà gravemente l’attività, cui si aggiunge un ulteriore 59% che prevede problemi, anche se risolvibili; solo il 25% non vede criticità all’orizzonte. A pesare sul giudizio delle imprese è anche il metodo: per il 52% la decisione di abolire i voucher è stata affrettata e motivata solo da ragioni politiche, e sarebbe stata preferibile una riforma. (fonte Confesercenti)

“Ricordo che in passato, prima della riforma del Jobs Act, sono state sperimentate altre forme contrattuali che poi si sono rilevate inadeguate – conclude Franceschi – In questo momento, a ridosso della stagione estiva che sta per partire, le imprese non sono fiduciose di una soluzione in tempi brevi. Da un lato il lavoro a chiamata è troppo oneroso per le imprese, per il lavoratore invece può essere controproducente perchè per sole cinque giornate lavorative si perde l’intera disoccupazione di un mese”