La città ha perso di funzioni e di attrattività ed in particolare non è più in grado di svolgere la sua funzione di “motore dello sviluppo” e di centro dell’innovazione.

In questo contesto, anche la distribuzione tradizionale non trova soluzioni coinvolgenti per conquistare un consumatore che non è più attirato dagli spazi commerciali banali e ripetitivi che nell’ultimo decennio hanno perso ogni capacità attrattiva. L’M9 rappresenta pertanto un’opportunità per invertire la tendenza e può segnare un decisivo cambio di passo nella filosofia della rigenerazione urbana: farla divenire un fattore di sviluppo economico e sociale.

“Non solo perché è un “oggetto” urbanistico che contribuirà a dare una forma più definita all’area centrale aprendo alla città ampi spazi ora preclusi, ma anche perché nella sua combinazione di spazi culturali e spazi commerciali può indicare alla città, in tutte le sue componenti,  l’inizio di un percorso verso una soluzione originale fondata su un processo di innovazione aperta e continua – spiega Maurizio Franceschi, Direttore Confesercenti Città Metropolitana di Venezia – Ciò che è mancato in questi anni è stato, da una parte un chiaro indirizzo di strategia spaziale, dall’altra la possibilità di sostenere tecnicamente ed economicamente gli addensamenti urbani mentre prendevano consistenza, ad esempio attraverso incentivi o strumenti di fiscalità locale”.

L’M9 come “mixitè funzionale”

Dal punto di vista delle pratiche che si svilupperanno in quel nuovo spazio è infatti evidente la presenza di diverse componenti riconducibili alle aree della cultura, della socialità, del retail, dell’innovazione e del working space. Proprio grazie al suo mix di ingredienti si propone come il volano per una rigenerazione urbana che trovi proprio nella “mixitè funzionale” il suo carattere identitario.

“Confesercenti è consapevole che i processi di rigenerazione urbana si nutrono non solo di forme architettoniche e nemmeno di singole iniziative, per questo l’M9 non deve essere solo un’opera di architettura, ma anche un esempio di architettura delle relazioni, in grado di raccontare un’identità e di sviluppare momenti di relazione e partecipazione” fa saper il Direttore di Confesrecenti Venezia.

Il distretto come ecosistema di scambio e di relazione

La logica è quella del distretto (concetto che riprendiamo, adattandolo, dal quello di distretto industriale) e non quella del centro commerciale, naturale o artificiale che sia: quello che conta infatti – analogamente a ciò che avviene nei distretti industriali –  è l’attivazione di un ricco ecosistema di scambio e relazione tra le persone e le attività che vivono nel contesto.

E’ indispensabile infatti la presenza di una community di imprenditori autonomi capaci di esprimere una progettualità innovativa nei propri campi, e di partecipare al tempo stesso alla collaborazione con tutti gli altri attori dello spazio e del distretto urbano.

Gli interrogativi più importanti

  1. Quale deve essere la governance complessiva? Ovvero come si presidiano le interazioni e le relazioni che si esprimono tra i diversi stakeholder (consumatori, cittadini, partner, ospiti, giornalisti, istituzioni, ecc.);
  2. Quali politiche di scala urbana?
  3. Qual è il modello economico sotteso all’equilibrio almeno nel medio termine?

Nuovi modelli di innovazione

Confesercenti ritiene che sia proprio l’integrazione intelligente con il retail tradizionale e le attività legate al turismo, la strategia vincente per motivare un impegno all’investimento, da parte dei cittadini, degli imprenditori e dei proprietari degli immobili.

 

Confesercenti ritiene che anche la stessa proprietà immobiliare possa essere coinvolta all’interno della Governance. Non si affronta, del resto, il tema della qualità dell’offerta complessiva se, non si coinvolgono le proprietà immobiliari sia sotto l’aspetto di contribuzione finanziaria al miglior funzionamento del CCN che sotto l’aspetto della programmazione economica. E’ possibile, ad esempio, ipotizzare anche una fattiva collaborazione nella commercializzazione dei fondi commerciali sfitti. Per incentivare la partecipazione di tutte le imprese, quale che sia la loro tipologia, che stanno dentro l’ambito territoriale di riferimento, si potrebbero, ad esempio, prevedere scontistiche sulle imposte locali (Cosap, imposta sulla pubblicità, diritti Suap) alle imprese che aderiscono.

Confesercenti mette a disposizione

  • Un Osservatorio Economico che fornirà supporti per elaborare proposte, relativamente al rapporto fra economia e sviluppo urbano;
  • I Rapporti con il sistema universitario per dar vita a approfondimenti e ipotesi di nuove proposte, sempre sul tema dello Sviluppo Urbano;
  • La sua funzione di Aggregazione d’Impresa delle piccole e medie imprese nel contesto urbano.
  • La sua esperienza nel campo della realizzazione e sviluppo dei “distretti urbani del commercio”.