Molti servizi alla persona e legati al franchising, pochi i negozi con merceologia rara, uguale il numero degli sfitti rispetto al 2016. A distanza di un anno la città non dà segni di risveglio. In sintesi è questa la fotografia che emerge dal primo osservatorio permanente sulle trasformazioni urbane legate al commercio mestrino.

Necessità di mappare le attività ed avere una banca dati

Confesercenti Venezia, in stretta collaborazione con lo IUAV di Venezia, ha presentato il primo osservatorio sul commercio nella terraferma veneziana, facendo seguito alle attività urgenti per il rilancio del commercio in città e annunciate meno di due mesi fa in occasione della presentazione del Distretto Urbano del Commercio di Mestre.

“La necessità di mappare le attività dislocate nel cosiddetto fronte commerciale nasce dalla riscontrata mancanza di una raccolta unitaria di dati sullo stato di salute del commercio – spiega Alvise Canniello, che ha curato l’indagine per Confesercenti,  all’interno del tirocinio curriculare del Corso di Laurea in Pianificazione del Territorio allo IUAV con la prof.ssa Laura Fregolent, entrambi presenti alla conferenza stampa – Non esiste infatti alcuna rilevazione aggiornata svolta da un qualsiasi ente pubblico e messa a disposizione dei cittadini o degli operatori del settore. L’ultimo lavoro completo risale al novembre 2012 ed è stato realizzato proprio dalla Confesercenti veneziana”.

Come ben spiega Maurizio Franceschi, Direttore Confesercenti, tra le mille imprese censite c’è un proliferare di attività in franchising e, diversamente da quanto accade in altri capoluoghi di provincia, pochissime hanno un’offerta merceologica specializzata o di alta qualità.

“Anche questo fa capire come Mestre sia una città addormentata – conclude Franceschi – Nonostante le trasformazione urbane che l’hanno cambiata negli anni e il miglioramento dell’arredo urbano, il tessuto economico-commerciale non ha visto ricadute positive perchè manca una visione complessiva di rigenerazione della città”.

Gli sfitti

Ma uno dei problemi più gravi riguarda le unità immobiliari sfitte. Nel raccogliere i dati nel mese di maggio 2017 non si è dimenticato di censire le “saracinesche abbassate”, che ormai arrivano al 23%.Ed è proprio il tema dello sfitto, che è stato posto al termine di questa relazione, dal quale devono partire alcune considerazioni generali su come far ripartire il commercio mestrino. Mediamente un negozio su cinque è chiuso: Piazza Ferretto conta 10 sfitti con una percentuale del 17% sul totale. Numerose sono però le vie che superano il 50% e ormai il dato sembra essersi stabilizzato.

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