Il clima di fiducia è progressivamente in miglioramento anche se ciò non si traduce direttamente in una ripresa forte dei consumi e la città nel suo complesso, tra negozi e mercatini, vince sui centri commerciali nonostante la massiccia presenza.

Questi i due maggiori risultati dell’indagine sui consumi natalizi realizzata da Confesercenti e che si è  svolta tra il 8 e il 13 dicembre a Mestre (questionario somministrato dal personale Confesercenti ). Il campione è casuale semplice (senza ripetizione) di 255 persone maggiorenni (il 33% uomini, il 67 % donne).

Il peso della tredicesima

Nel veneziano lo stipendio lordo annuo risulta in media pari a 28.818 euro annui (+2% rispetto allo scorso anno) corrispondente a circa 1.680 euro mensili netti per tredici mensilità. La tredicesima è sempre una buona occasione per far quadrare il bilancio familiare. Quest’anno tuttavia, una maggiore disponibilità, consente di destinare meno risorse al pagamento di bollette, tasse mutui (-13,09%).
Un tesoretto che tuttavia non incide sulla propensione ai regali di Natale (- 13,09%), ma va prevalentemente destinato al risparmio (+ 13,58).
In realtà la spesa per i regali è meno dinamica di quanto appare perché compensata dal + 7,99% della voce “altro” in cui si nascondono spese legate alla particolare ricorrenza festiva.

Il dato è confermato dal fatto che la spesa media per regali rimane tra i 100 e i 200 euro pro capite (37,6%) anche se nell’insieme pare in leggero aumento.
Solo il 20% prevede infatti di spendere meno di 100 euro (-11%) mentre il 35,3% % del campione prevede una spesa maggiore a 200 euro (+ 6,6). Per il 60% si tratta di una cifra più o meno uguale a quella impiegata lo scorso anno (-10%).

Una differenza del 10% rispetto al 2016% che si divide tra chi prospetta una spesa maggiore (19,59% +6,84%) e tra chi prevede una spesa inferiore (il 25,9%, + 4,63).

In testa alla classifica degli acquisti: giocattoli, libri e abbigliamento (prevalentemente accessori).
I prodotti enogastronomici restano tra i più gettonati anche se sembrano in leggero calo rispetto allo scorso anno.

Il clima di fiducia: qualcosa è cambiato

Qualcosa è sicuramente cambiato nel clima di fiducia degli intervistati: mai così alto negli ultimi dieci anni.
La speranza torna infatti ad essere un sentimento diffuso (+ 11,45% in più rispetto al 2016) insieme all’ottimismo e all’attesa di un “rilancio” (+ 4,53% rispetto al 2016).
Cala decisamente la sensazione di difficoltà (di quasi il 30%) compensata da un aumento degli incerti (rappresentati dal 20% di intervistati che forniscono risposte diverse). Qualcosa è sicuramente cambiato, in modo più duraturo e stabile, nella mentalità dei consumatori che difficilmente torneranno ai modelli di consumo del 2007 e a quei livelli di spesa.
Lo dimostra il fatto che, secondo quasi un terzo del campione, una buona fetta di italiani sarà costretta a contenere le spese o, addirittura a fare vere rinunce (la somma delle due indicazioni è 31,78% in aumento del 6,47% rispetto al 2016).
Cala inoltre la percentuale di intervistati che vede gli italiani più disponibili a consumare
(-18,87% rispetto all’anno precedente) e aumenta quella che intravede un andamento stabile
(+ 10,16%).

Di fatto, quella che l’anno scorso era la percezione di una situazione in miglioramento “per gli altri”, oggi si trasferisce quindi sul piano personale, ma persiste il senso d’incertezza e l’impressione che la crescita sia reale, ma debole e instabile. Le preoccupazioni sono più o meno sempre le stesse e attengono alla sicurezza (compreso immigrazione e terrorismo) per il 58,1% (+6,16% rispetto al 2106) e alla economia e lavoro 30,38% (+6,85).
Si tratta di percentuali che lasciano inalterato il rapporto tra questi due macro-settori.

MERCATINI VS CENTRI COMMERCIALI

Come ogni anno la caccia al regalo “giusto” (il prodotto giusto al giusto prezzo) non conosce confini. Dagli affollati centri commerciali della cintura urbana ai negozi del centro.

Il sistema città regge ancora grazie a nuove politiche di rivitalizzazione e animazione e ad un atteggiamento più etico e responsabile, maggiormente orientato alla valorizzazione delle “esperienze” e meno al puro atto di acquisto. Anche la distribuzione organizzata ha da tempo compreso che l’autenticità del contesto aumenta l’appeal dei centri urbani e si attrezza (in tutto il mondo) al “back to the city” con nuovi formati e nuovi concept.

Nel nostro sondaggio edizione 2017 è stata consentita a questa domanda un’unica risposta secca. La novità non modificato i rapporti di forza tra centri commerciali (dal 30,33 al 35,39 %) e città (dal 27,87 al 30,59%), ma ha apparentemente ridimensionato i mercatini natalizi (dal 25,41 al 9,41%).

In realtà i mercatini se non sono da considerare i luogo dove si concentra la maggioranza degli acquisti rimane una meta frequentatissima (56% rispetto al 58,14 del 2016) anche se evidentemente con un ruolo che, da unicamente commerciale, è divenuto sempre più di grande attrattore (anche turistico) per i centri urbani.

Rimane una certa reticenza all’utilizzo di internet. L’ e-commerce tradizionale va dunque ripensato anche alla luce della passione tutta italiana per i device mobili trovando formule capaci di integrare canali fisici e virtuali e sfruttare al meglio le potenzialità del digitale senza rinunciare alle relazioni dirette e personali garantite dal vecchio negozio.