Anche Confesercenti Veneto ha partecipato all’incontro pubblico “Le mafie nell’economia del Veneto” organizzata a Mestre dal Cru Veneto – consiglio regionale Unipol.
Si è parlato di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico del Veneto, un tema di chiara attualità soprattutto alla luce dell’operazione che nelle scorse settimane ha portato a una cinquantina di arresti tra imprenditori e amministratori veneti collusi, secondo l’indagine, con la malavita organizzata di carattere mafioso e camorristico.

Per Confesercenti è intervenuta la presidente regionale, Cristina Giussani:

“Le ultime notizie di cronaca – che hanno sfiorato anche la nostra organizzazione – certificano un dato di fatto e cioè che, nonostante più di qualcuno a Nord-est continui a negare l’esistenza delle mafie, le organizzazioni criminali sono, non solo presenti, ma radicate sul territorio e con una vasta rete di relazioni. Ben più che avamposti quindi. Nel nostro caso, ad esempio, due anni fa abbiamo affidato la conduzione di un corso di formazione ad una società che godeva di solide referenze nel settore della sicurezza sui luoghi di lavoro ma l’atteggiamento elusivo di fronte alle nostre richieste di formalizzazione che miravano alla costituzione di un rapporto basato sulla massima trasparenza, ci ha convinti a non proseguire nel rapporto”

In fondo, ha concluso la presidente, anche la piccola esperienza vissuta, suo malgrado, da Confesercenti può contribuire a svelare l’equivoco in cui per troppo tempo si è pensato che la società VENETA fosse “naturalmente” resistente al contagio criminale che esistano reti “fiduciarie” capaci di fare da argine.

Tra l’economia sana e quella malata si è infatti andata espandendo una vasta area grigia in cui è difficile ogni distinzione netta.

“Le mafie hanno capito perfettamente la particolare natura dell’impresa veneta, composta da un gran numero imprese di piccole dimensioni e bassa capitalizzazione spesso messe a dura prova dalla crisi economica – conclude Giussani – Si tratta di servizi che in apparenza aiutano le aziende e che fanno leva sulle tipicità e sulle debolezze del tessuto imprenditoriale veneto e che non fanno altro che inspessire la rete di relazione e di intrecci che servono, a volte inconsapevolmente e dare credibilità e rispettabilità alla parte emersa di questo iceberg criminale il cui desiderio è inserirsi nel tessuto produttivo locale, per questioni economiche ma anche di immagine”.

L’incontro si è concluso con l’intervento accorato di Don Luigi Ciotti, che dando appuntamento alla Giornata in memoria di tutte le vittime di mafia – il 21 marzo a Padova – ha ribadito la necessità di vendere i beni confiscati alle mafie per ridare un utilizzo sociale e pubblico di cui possano beneficiare i cittadini onesti, non collusi.