Le aziende che incontriamo avrebbero spesso bisogno di personale, ma l’idea di non poterne sostenere il costo le frena. Certo, è un impegno serio per qualsiasi attività, ma forse le spese a cui andrai incontro non sono spaventose come credi. Per permetterti di fare un po’ di chiarezza, abbiamo preparato una guida per aiutarti a calcolare quanto costa un dipendente.

Hai già tutto quello che ti serve per assumere un dipendente? Scoprilo con queste domande.

Costo di un dipendente: i fattori da considerare

Il costo aziendale per assumere un lavoratore dipendente varia in base a molti elementi:

  • il settore a cui appartiene l’azienda, che determinerà il Contratto collettivo nazionale del lavoro – Ccnl in breve – da applicare;
  • il tipo di contratto di lavoro, di cui abbiamo parlato qui, e la sua durata (determinato o indeterminato). In particolare, se il lavoratore che vuoi assumere è un apprendista, la percentuale di contributi da versare sarà più bassa;
  • le mansioni che svolgerà e quindi il livello nel quale dovrà essere inquadrato;
  • il numero di ore per cui sarà impegnato in azienda (part-time o full-time);
  • la possibilità di accedere a sgravi contributivi e incentivi.

Farsi un’idea, anche se approssimativa, di quali sono le spese da sostenere per l’assunzione è comunque possibile, basandoci sui dati generali. Ecco quali sono.

 

1. Come calcolare la retribuzione lorda annua

La RAL è l’importo della retribuzione lorda mensile moltiplicato per il numero di mensilità che il lavoratore percepisce, tredici o quattordici a seconda del contratto.

A questa cifra devi aggiungere le retribuzioni corrispondenti ai riposi per ferie e permessi, maturate mensilmente e corrisposte in caso di godimento o al termine del rapporto, e il trattamento di fine rapporto.

Un esempio? Un commesso addetto alla vendita no food e inserito nel 4° liv del Ccnl TDS Confesercenti percepisce una RAL di circa 22.442,14 euro l’anno e matura 26 giorni di ferie e, nelle aziende con meno di 15 dipendenti, 88 ore di ROL (Riduzione dell’Orario di Lavoro).

2. Contributi Inps: quanto paga l’azienda?

L’aliquota che finanzia il fondo pensione dei lavoratori dipendenti è pari al 33% della RAL, di cui il 9,19% (9,49% per le aziende soggette a CIG, cioè la cassa integrazione) è a carico del dipendente. In aggiunta ad essa, i datori versano i contributi per finanziare i fondi di assistenza (malattia, maternità etc.).

Nel settore del commercio l’aliquota Inps è pari al 36,12% per le aziende con meno di 5 dipendenti, del 36,57% per le ditte da 5 a 15 dipendenti, del 36,77% per quelle fino a 50.

3. Quanto costano i contributi Inail

All’Inail devono essere versati i premi assicurativi a copertura dei lavoratori (ma anche soci, titolari artigiani, familiari collaboratori etc.) che subiscono infortuni sul lavoro. I premi sono completamente a carico del datore di lavoro e il tasso per calcolarli varia a seconda del rischio costituito dal lavoro svolto in azienda.

L’Inail ha suddiviso in 4 macroaree – Industria, Artigianato, Terziario e Altre attività – la gestione assicurativa, il cui costo è determinato in punti per mille sull’imponibile contributivo Inps; un calcolo speciale si effettua per i lavoratori part-time.

I premi vengono aumentati o diminuiti a seconda dell’andamento infortunistico nazionale, del settore e dell’azienda.

Esempio

Commesso 4° livello Ccnl terziario Confesercenti a tempo pieno:

  • RAL 22.442,14 Euro
  • Inps c/ditta 26,93% = 6.043,66 Euro
  • Inail circa 7/1000 = 158,66 Euro

4. A quanto ammonta l’Irpef

L’Imposta sul reddito delle persone fisiche costituisce l’imposizione fiscale sui redditi dei lavoratori ed è a carico del dipendente. Ad essa si aggiungono le imposte locali, regionali e comunali. È però il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, a operare le trattenute dal foglio paga, per poi versarle all’Erario entro il 16 del mese successivo.

L’aliquota minima Irpef è del 23%; per somme fino ad 8.000 euro l’Irpef è azzerata dalle detrazioni, così come le addizionali. L’importo dell’Irpef varia in base alla situazione fiscale del lavoratore stesso, per la presenza di familiari a carico o situazioni speciali.

Da ricordare

L’importo netto della busta paga può variare se al lavoratore spettano gli assegni familiari, che sono liberi da imposizione. Non si tratta di un costo a carico del datore, l’azienda si limita ad anticipare l’importo al lavoratore e poi lo recupera dai contributi mensili.

5. Calcolo del TFR

Il TFR viene corrisposto solo al termine del rapporto di lavoro o anticipato su richiesta del lavoratore in casi specifici. La quota accantonata è pari alla retribuzione divisa per 13,5 per ogni mese di servizio.

Se il lavoratore decide di lasciare il TFR in azienda, l’importo dovrà essere rivalutato ogni anno dal datore di lavoro, applicando una percentuale pari all’1,5% fisso + il 75% del tasso di inflazione, letteralmente azzerato in questi anni.

Esempio

Commesso 4° livello a tempo pieno:

  • RAL 22.442,14 Euro
  • Inps c/ditta 26,93% = 6.043,66 Euro
  • Inail circa 7/1000 = 158,66 Euro
  • Tfr 1662,38 Euro + rivalutazione (?)

Totale: 30.306,84 Euro

6. Costi comuni e generali

Per gestire i tuoi dipendenti e il loro lavoro, hai bisogno di qualcuno che, oltre ad elaborare le buste paga, ti fornisca consulenza e assistenza in tutti i casi di dubbio o contenzioso. Questi costi, assieme alle spese per la salute e sicurezza sul lavoro, i dispositivi di protezione individuale, l’addestramento e la formazione dei lavoratori, le divise di lavoro… sono costi generali che riguardano tutta la tua attività e devi naturalmente tenere in considerazione anche questi, se vuoi calcolare la spesa complessiva per assumere un lavoratore.