In un contesto come quello dell’ex Umberto I di Mestre, zona che ha avuto una storia travagliata e che certamente non ha brillato per informazione e partecipazione della cittadinanza, nasce un nuovo Comitato Cittadino, “Mestre Second Life – Compendio Umberto I” che vuole significativamente differenziarsi all’interno di un panorama di realtà similari, non solo per la sua formale costituzione giuridica ma anche per l’approccio ed il modus operandi, che si ispira a modelli consolidati in altri contesti europei (nordici, ma anche “mediterranei”) , ma ancora poco diffusi a livello nazionale. Quali? Non solo di partecipazione ma anche di coinvolgimento, informazione, cooperazione, fino ad arrivare alla co-progettazione, in specifici contesti territoriali/urbani, visti come “beni comuni” e, quindi, soggetti alla “comune attenzione e cura”.

I principi del nuovo comitato cittadino

La città ed il territorio non sono oggetti amorfi ed indistinti, ma sono occupati da “cittadini”, attività culturali ed economiche, ospiti e frequentatori (city users), rappresentanti comunità vive che non hanno a cuore solo l’interesse particolare immediato conservativo, ma anche la progettualità per il futuro dell’ambito in cui operano.

In questa ottica appaiono superati gli approcci meramente legati alla protesta in difesa di uno status quo o di particolari privilegi, così come appare sterile la semplice partecipazione legata alle procedure amministrative o la conoscenza dei fatti costituita da una mera “informazione” che, come visto, al di là della formalità e/o ritualità non hanno portato a granché, soprattutto in merito a progetti di trasformazione/riuso urbani, che saranno il futuro della nostra realtà – fanno sapere i componenti di Direttivo, Maria Paola Orlandini, Alessandro Calzavara e Leandro De Rossi (in foto) – Facciamo nostra proprio la filosofia dei Beni Comuni, ovvero “Convincerti che ti conviene prenderti cura dei luoghi in cui vivi, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della tua vita. Il tempo della delega è finito. L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali”.

comitato

L’obiettivo è di superare l’approccio di controllo e denuncia, che forse, dice il Comitato, è proprio l’atteggiamento che ha trasformato l’area in un “problema”, da area disuso ad occasione (mancata) di riqualificazione e rigenerazione urbana, a cantiere problematico ed, infine, ad area degradata. Un’area degradata che estende il degrado ad ambiti che prima erano sede di funzioni centralissime, creando (invece di esternalità positive, che andavano – si ripete – coprogettate e condivise) abbandono, squalificazione immobiliare, insicurezza sociale, pericolo sanitario/ambientale, in-decoro urbano.

“E’ un’area di strategica importanza per la rigenerazione della città e diventerà una delle porte di ingresso di Mestre, non può essere lasciata al degrado e all’insicurezza. Mi auguro che quell’area sia destinata ad una nuova offerta commerciale anche di grandi superficie, perchè il centro città ha bisogno di un forte attrattore commerciale” – ha dichiarato Maurizio Franceschi, Direttore Confesercenti Venezia.

A chi serve questo comitato?

Nella visione proposta il Comitato “ Mestre Second Life “ non serve solo ai residenti, agli operatori economici insediati, ai city users, anche se appare importante svolgere una funzione di rappresentanza e di coordinamento ad esigenze (ma soprattutto ad idee) inespresse o solo informalmente ventilate.

“Crediamo di essere utili anche alla Amministrazione cittadina ed agli investitori coinvolti, fornendo consigli, ipotesi di lavoro, presidiando ambiti, coprendo insomma quegli spazi che difficilmente una Pubblica Amministrazione od un costruttore riescono a presidiare, non diciamo per disattenzione od incompetenza, ma per difficoltà che sono insite nella strutturazione ed organizzazione del progetto/lavoro. Insomma – dice il Direttivo – vorremmo aiutare a costruire una urbanistica “vera”, che superi quella di “carta”.